Una CVE (Common Vulnerabilities and Exposures) è un identificativo univoco assegnato a una vulnerabilità nota in un sistema informatico, un software o un hardware. Permette di nominare e tracciare precisamente una falla, anche quando è trattata da diversi fornitori, strumenti o database. Ogni CVE segue il formato CVE-anno-numero, come ad esempio CVE-2023-12345.
Lo scopo delle CVE è di uniformare la comunicazione riguardo alle falle di sicurezza: invece di utilizzare descrizioni variabili, tutti gli attori possono fare riferimento allo stesso identificativo. Ciò facilita il coordinamento tra i ricercatori, gli editori di software, i team di sicurezza e i fornitori di soluzioni di sicurezza.
I CVE svolgono un ruolo centrale nella gestione delle vulnerabilità. Forniscono un linguaggio comune a tutti gli attori della cybersecurity per tracciare e documentare le falle, il che permette di dare priorità alle correzioni, automatizzare le analisi e strutturare la sorveglianza della sicurezza. Senza i CVE, ogni editore o ricercatore potrebbe descrivere una falla in modo diverso, rendendo il coordinamento complesso.
Sono anche utilizzati dagli strumenti di scansione delle vulnerabilità, dai SIEM, dai SOC e dai CISO per stabilire delle politiche di risposta agli incidenti. La loro adozione mondiale garantisce che le falle siano identificabili e che le difese possano essere attivate più rapidamente e in modo coordinato.
Una CVE è semplicemente una dichiarazione pubblica dell'esistenza di una falla in un determinato prodotto, mentre una vulnerabilità sfruttata significa che un attaccante sta attivamente utilizzando tale falla per compromettere i sistemi. In altre parole, non tutte le CVE vengono sfruttate in condizioni reali: alcune possono rimanere teoriche o tecniche.
Al contrario, una vulnerabilità può essere sfruttata senza aver ancora ricevuto una CVE: questo è ciò che viene chiamato zero-day. Per valutare il pericolo reale di una CVE, è necessario consultare informazioni complementari come i dati KEV della CISA o il punteggio EPSS, che indicano se la falla è attivamente utilizzata in attacchi informatici. Queste informazioni sono disponibili direttamente dal nostro sito Internet CVE Find.
No, l'esistenza di una CVE non garantisce che sia disponibile una patch. Una CVE può essere pubblicata prima che un fornitore abbia sviluppato una patch, o anche in casi in cui non è prevista alcuna patch (ad esempio, per software obsoleti o non più supportati). In queste situazioni, gli utenti devono implementare misure di mitigazione o disabilitare determinate funzionalità vulnerabili.
È quindi essenziale non solo consultare le CVE, ma anche verificare le raccomandazioni dei fornitori e database come l'NVD o il database KEV, che possono indicare se esiste una patch e entro quali tempistiche è prevista. Una buona gestione dei rischi tiene conto sia della gravità della vulnerabilità sia della disponibilità di soluzioni.